IL QUARTO PAESAGGIO

Urbanisti da tastiera

Articolo di Riccardo Picciolo e Federico Stella

riccardo.picciolo@studenti.unicam.it

federico.stella@studenti.unicam.it

Selezione fotografica a cura della redazione.

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Uomo spazio ed architettura, sono i temi che accompagnano la selezione fotografica delle opere di due grandi fotografi, Luigi Ghirri e George Steinmetz per suggestionare la lettura dell’articolo. Un'ulteriore riflessione sull'evoluzione degli spazi progettati dall’uomo. Luigi Ghirri ci racconta come viviamo o non viviamo più l’architettura del passato, Steinmetz come la città moderna cresce e continua a crescere, entrambi in relazione alla società contemporanea.

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Luigi Ghirri, Teatro di Varano

Stiamo lentamente e forzatamente metabolizzando l’idea che superare la pandemia significhi trasformare i nostri modi di socializzare, comunicare, lavorare e abitare.                                                                                      In questa affannosa rielaborazione di come l'individualità e la collettività possano rivendicare una propria legittimazione, ci troviamo ad oscillare sul sottile filo dell'incoerenza tra ciò che le cose sono state e cosa ci aspettiamo che diventino. Siamo in un periodo della storia dell’uomo in cui se venisse interpellata una qualche divinità risponderebbe con un entusiasmante ed esauriente: “Boh”. La provocazione porta in realtà con sé una riflessione tutt’altro che esaustiva con cui oggi si prova a porre un punto di partenza su di un tema insediatosi nella routine quotidiana di ognuno di noi:

 

Nell’era in cui tutto diventa virale, cosa succede a quello spazio interstiziale tra il soggetto e la viralità delle sue idee?

 

Ci è parso calzante il richiamo ad un modello che, pur provenendo da altro ambito, che fa da eco ad una condizione spazio-temporale in sintonia con il momento attuale: il Terzo Paesaggio. 

Per Gilles Clément la definizione di Terzo Paesaggio racchiude quell’insieme di spazi abbandonati e marginali, di varie dimensioni e identità che, pur rimarcando le distanze con i propri limiti fisici, influenzano costantemente la società e quindi l’individuo. Un luogo-non luogo che appropriatosi dell’indeterminatezza processuale e progettuale, rappresenta il volto semi-celato delle città e dei paesaggi. Una condizione di stallo in cui ad agire è il tempo, attore solitario della metamorfosi spaziale. Così, partendo da questo presupposto parallelismo, l’oggi si presenta a nostro dire sotto forma di “Quarto Paesaggio”, con riferimento allo stato d’irrisolutezza che opprime e vincola il presente; uno spazio mentale e non fisico che, forte della sua natura indecisionista, ci pone davanti ad uno scenario nuovo ma simile a quel Terzo Paesaggio in cui se prima l’azione umana ne poneva i confini, qui ne definisce il carattere. In questo periodo storico la viralità, intesa come strumento ed effetto estremo della condivisione digitale e non, ha permesso di calmierare ad esempio l’isolamento del Lockdown. Il voler evadere da una statica e spesso deleteria quotidianità ha portato nuove opportunità sul piano inventivo promuovendo una vera e propria diffusione d’idee per la riconfigurazione di usi e costumi, una “rivoluzione mancata” nell’ambito della diffusione di massa di idee e strategie per superare il momento di difficoltà globale. 

 

Il Quarto Paesaggio non si prospetta quindi come luogo d’inazione ma come insieme di volontà atte al superamento di qualsiasi barriera. Da qui però alcuni interrogativi; come può ritenersi efficace un determinato modus operandi nella produzione di idee? Quali prerogative devono possedere tali idee per godere di una diffusione massmediatica tale da viralizzarle, rendendole però punto di partenza per duraturi processi di evoluzione e non meri flash destinati a disperdersi in un tempo che diventa sempre più breve ed effimero.Nello specifico, volendo discuterne in senso architettonico, rivoluzionare e riprogettare spazi a misura d’uomo maturati nell’era post-covid presuppone una ridefinizione delle necessità a scala urbana che a loro volta riequilibreranno quelle a scala architettonica. 

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Luigi Ghirri, Reggia di Versailles, 1985

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Luigi Ghirri, Brizzana, Bologna,

1889-1990

Scattando dall'alba al tramonto nella città più grande d'America, George ha trascorso tutto il 2014 a fotografare New York da un piccolo elicottero. Presto si rese conto che un ritratto definitivo della città sarebbe stato impossibile poiché sta attraversando un grande boom edilizio, con il suo nuovo skyline e il paesaggio sul lungomare, l'abbagliante architettura contemporanea. Ma ha anche esaminato alcuni degli aspetti senza tempo di New York e ha documentato come la città si trasforma da parco a tetto nel corso delle stagioni. Ma ciò che rende speciali le sue fotografie è la loro sorprendente intimità, mentre immortalano i newyorkesi che vivono le loro vite in uno straordinario habitat urbano.

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George Steinmetz,“New York Air.” The Golf Club driving range at Chelsea Piers in New York City on a spring afternoon, New York, 2014

George Steinmetz, “New York Air.” Hudson River Park, Manhattan, 40°43’48’’ N, 74°00’47’’W, 2014

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Materializzare un'idea prevede sottoporla all’accurata catena di montaggio dove ragione scatenante ed effetto cooperano per renderla tangibile. Come possiamo oggi, in un periodo di ripartenza incerto sul nascere, ridefinire l'efficacia di un'idea a stampo progettuale? 

Il concepimento di un progetto architettonico produce, in quanto azione, un rapporto fra l'elemento compositivo e la sua funzione così come in una frase di senso compiuto dove soggetto, predicato e complemento coesistono nella compiutezza del proprio significato. Per l'architetto o il designer la formulazione dell'idea parte dalla ridefinizione delle necessità per una società dal volto nuovo a tratti sfigurato. Crediamo però sia necessario intendere questa catalogazione forzata, che trova voce nella pluralità dell'insieme, come limitata e temporanea piuttosto che permanente. L’incredibile mole di nuovi approcci, di creatività messa a sistema con la tecnica, di riconfigurazioni un tempo considerate distopiche che tentano di revisionare gli spazi e gli oggetti della nostra vita, mancano di coordinamento e di prospettiva rischiando di farci perdere questo incredibile bagaglio inventivo generato durante la pandemia. 

Questo Quarto Paesaggio composto da miliardi di individui che per uno scopo comune generano infiniti output, alcuni abortiti, altri concretizzati, moltissimi fermi al rango di mera speculazione o idea, è esattamente come il Terzo Paesaggio pieno di spazi interstiziali; questa fluidità interstiziale rappresentata dalla viralità stessa, che in modo “anarchico” enfatizza a tal punto da distorcere la natura delle idee, ci consentirebbe altresì di uscire davvero più coesi e più preparati da questa terribile esperienza comune se invece venisse incanalata con uno sguardo più critico e più proiettato a cosa sarà la società del futuro. D’altra parte, come già troppe volte nel passato, oggi sembriamo essere alienati da un mezzo e da una dinamica che governa noi e non viceversa. Se trattato come evento possiamo quindi facilmente intuire come l'attraversare il Quarto Paesaggio non si focalizzi nella velocità del passo ma nella direzione intrapresa. Come può il singolo riappropriarsi del ruolo d'individuo e attore nella città, intesa come cellula primigenia di ogni tipo di società? È inesistente una risposta corretta perché è la domanda a non essere giusta. Una società nuova non ha soluzioni, deve ancora manifestarsi e per farlo deve interrogarsi ed essere interrogata.

Di conseguenza la volontà dell'individuo nel palesare se stesso tende a promuovere una viralità tanto forte quanto quella che fino ad oggi lo ha caratterizzato nell’isolamento. Significare ed appartenere si confrontano per ridimensionare figure volutamente distanziate ma gradualmente ricongiungibili. È saper "linkare" queste necessità che permetterebbe di chiarire dubbi e disegnare con chiarezza il volto di questa società rinascente, alla quale noi architetti sapremo porre le giuste domande.

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Luigi Ghirri, Argine Agosta, Camacchio, 1989

Materializzare un'idea prevede sottoporla all’accurata catena di montaggio dove ragione scatenante ed effetto cooperano per renderla tangibile. Come possiamo oggi, in un periodo di ripartenza incerto sul nascere, ridefinire l'efficacia di un'idea a stampo progettuale? 

Il concepimento di un progetto architettonico produce, in quanto azione, un rapporto fra l'elemento compositivo e la sua funzione così come in una frase di senso compiuto dove soggetto, predicato e complemento coesistono nella compiutezza del proprio significato. Per l'architetto o il designer la formulazione dell'idea parte dalla ridefinizione delle necessità per una società dal volto nuovo a tratti sfigurato. Crediamo però sia necessario intendere questa catalogazione forzata, che trova voce nella pluralità dell'insieme, come limitata e temporanea piuttosto che permanente. L’incredibile mole di nuovi approcci, di creatività messa a sistema con la tecnica, di riconfigurazioni un tempo considerate distopiche che tentano di revisionare gli spazi e gli oggetti della nostra vita, mancano di coordinamento e di prospettiva rischiando di farci perdere questo incredibile bagaglio inventivo generato durante la pandemia. 

Questo Quarto Paesaggio composto da miliardi di individui che per uno scopo comune generano infiniti output, alcuni abortiti, altri concretizzati, moltissimi fermi al rango di mera speculazione o idea, è esattamente come il Terzo Paesaggio pieno di spazi interstiziali; questa fluidità interstiziale rappresentata dalla viralità stessa, che in modo “anarchico” enfatizza a tal punto da distorcere la natura delle idee, ci consentirebbe altresì di uscire davvero più coesi e più preparati da questa terribile esperienza comune se invece venisse incanalata con uno sguardo più critico e più proiettato a cosa sarà la società del futuro. D’altra parte, come già troppe volte nel passato, oggi sembriamo essere alienati da un mezzo e da una dinamica che governa noi e non viceversa. Se trattato come evento possiamo quindi facilmente intuire come l'attraversare il Quarto Paesaggio non si focalizzi nella velocità del passo ma nella direzione intrapresa. Come può il singolo riappropriarsi del ruolo d'individuo e attore nella città, intesa come cellula primigenia di ogni tipo di società? È inesistente una risposta corretta perché è la domanda a non essere giusta. Una società nuova non ha soluzioni, deve ancora manifestarsi e per farlo deve interrogarsi ed essere interrogata.

Di conseguenza la volontà dell'individuo nel palesare se stesso tende a promuovere una viralità tanto forte quanto quella che fino ad oggi lo ha caratterizzato nell’isolamento. Significare ed appartenere si confrontano per ridimensionare figure volutamente distanziate ma gradualmente ricongiungibili. È saper "linkare" queste necessità che permetterebbe di chiarire dubbi e disegnare con chiarezza il volto di questa società rinascente, alla quale noi architetti sapremo porre le giuste domande.

Luigi Ghirri, Reggia di Versailles, 1985

articolo a cura di Guido Benigni