DANZE NASCOSTE

Il porno nell’arte di Peng Peng

articolo di Federica Porro

Peng Peng, giovane artista cinese che da anni lavora in Italia, ha come centro di indagine artistica la sua sessualità e il gusto della scoperta e del confronto con culture diverse arrivando a gradi di apertura e di sperimentazione nuovi e inaspettati. Il background culturale da cui arriva ha fatto si che l’Italia diventasse per lui una scoperta soprattutto nell’aspetto sentimentale ed erotico: la sua omosessualità ha infatti trovato un nuovo modo di espressione e di libertà. Il desiderio di un altro uomo non è più stato da reprimere ma un modo per conoscersi ed esplorare. Il centro delle sue installazioni e lavori artistici è l’esperienza privata e personale spesso legate alla sfera sessuale e alle differenze culturali che ha potuto riscontrare tra Italia e Cina. La sua vita privata invade il suo lavoro e ne diventa l’origine se non l'obiettivo finale: il costante confronto con gli accadimenti della vita come modalità di riflettere sulla sua condizione e sulle relazioni tra gli uomini.

Nel susseguirsi dei nomi si percepisce la vicinanza e l’intimità con cui l’artista si approccia alle persone che incontra nella sua vita, un profondo legame che influenza la sua opera artistica. Passare da un nome all’altro evoca il possibile incontro, lo scambio di pensieri e la condivisione di momenti di intimità. L’esporsi apertamente è il modo con il quale egli riesce a liberare i suoi ricordi, a relazionarsi con i diversi amanti per poter arrivare all’ultimo, il tredicesimo, il compagno attuale. La creazione di Peng Peng è indissolubilmente legata alla sua esperienza personale, che diventa il luogo dell’esplorazione dei diversi livelli di interazioni tra uomini.

 

Il titolo deriva da una serie televisiva italiana in cui il bene e il male si fronteggiano attraverso le relazioni dei diversi personaggi: i nomi di Peng Peng quindi diventano i poli di un intreccio tra diversi ricordi, uno scontro continuo che non si lega solo all’esperienza sentimentale ma che ha nell’esperienza sessuale la sua radice più profonda. I vari peli che compongono la serie sono i capelli dell’artista, gli stessi che i vari amanti hanno toccato e sfiorato: simulacro di un incontro e di uno scambio.

 

L’incontro con il tredicesimo apostolo è stato lo stimolo per un ulteriore progetto: la forte tensione verso l’eros e l’elevazione ad un profondo romanticismo, temi su cui ruota il lavoro di Peng Peng si possono infatti riscontrare anche in Marcia Nuziale. Il video, realizzato nel 2019, presenta una serie di scene pornografiche che, portate ad un estremo grado di sfocatura, dissolve le immagini in forme e colori astratti che si muovono in armonia con il brano di Felix Mendelssohn. L’origine del lavoro è un momento particolare nella vita dell’artista: il compagno, organista e artista a sua volta, suonò la marcia nuziale in una chiesa di Milano mentre erano insieme. Questo momento generò delle domande a Peng Peng: qual è il valore del matrimonio nella cultura italiana e in quella cinese? Come si relaziona il desiderio sessuale con l’unione spirituale di due persone?

 

Nonostante il maggior grado di libertà riscontrato da Peng Peng riguardo il matrimonio omosessuale, sembra però constatare come spesso partner omosessuali scelgano di vivere una vita insieme senza la necessità di un accordo quale il matrimonio. Per un cittadino cinese non è stato facile capire queste dinamiche e Marcia Nuziale rappresenta il suo personale tentativo per un cambio di prospettiva. L’amore fisico e l’amore spirituale non trovano separazione, si mischiano l’uno nell’altro in un equilibrio nuovo.

 

Tra queste sequenze sfocate è possibile intuire momenti di sesso orale e di penetrazione seppur velati, i colori dell’opera e le musiche di Mendelssohn evocano un ambiente quasi idilliaco in cui gli amanti si possono incontrare senza nessun pregiudizio. L’estrema espressione e libertà del corpo, il piacere erotico, reinterpretano in modo inusuale l’immagine classica del matrimonio. Peng Peng con Marcia Nuziale pone una riflessione sulle spinte emotive, sessuali e relazionali.

La fisicità del corpo diventa quindi l’elemento principale attorno al quale ruotano le numerose domande che Peng Peng rivolge a se stesso e all’osservatore. In una società alla continua ricerca di un grado di libertà in cui sia davvero possibile riconoscersi, il lavoro di questo artista offre la possibilità di ripensare la sfera pubblica e privata, esaltando l’aspetto erotico della quotidianità. Lavori come Il tredicesimo apostolo e Marcia Nuziale sono un diario aperto in cui poter rivedere la propria esperienza, enfatizzando quel desiderio di fisicità alla base delle nostre pulsioni primordiali e tensioni emotive.

 

La danza che si nasconde dietro quelle immagini sfuocate è forse quello che l’artista vuole suggerire come possibilità di liberazione, di divertimento e realizzazione.