CENSURA D'AUTORE

Illustrazione al sevizio del nudo d'autore

intervista di Rossella De Giosa

Censura D’Autore è un progetto di Ale Di Blasio, fotografo attivo a Milano, che pone particolare attenzione al lato formale della “censura” contestualmente alla fotografia di nudo. Diversi illustratori in Italia ed Europa hanno preso parte a questo progetto tra cui Rossella De Giosa, studentessa del terzo anno della facoltà di Disegno Industriale ed Ambientale di Ascoli Piceno. Ecco una conversazione tra i due in merito al loro contributo a Pop-porno.

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R: Ciao Ale! Parlando delle tue fotografie di nudo tu le definisci come dei ritratti, puoi spiegarci meglio?

A: Ciao Rossella, sono dei ritratti perché non vado a lavorare tanto sul corpo o sulle sue forme, mi interessa più la personalità delle persone che fotografo, cerco di tirare fuori da loro l’erotismo e la sessualità. E’ importante sottolineare che non ho modelli predefiniti, fotografo tutti i tipi di corpo e di personalità; è interessante perché magari questa raccolta avrà senso fra un po’ di anni, quando diventerà una testimonianza dei nostri tempi. Adesso siamo in un’epoca in cui etichettiamo tutto, identità di genere, orientamento sessuale... a me ne capitano di ogni ed è sempre un motivo anche per me per allargare ed ampliare un po’ la mia conoscenza sotto questo punto di vista. A volte credo di essere uno dei pochi al giorno d’oggi a saper riconoscere queste macrosfere: c’è il sesso biologico, l’identità di genere, l’orientamento sessuale che son cose ben distinte. Sono confuso anche io su alcune accezioni e sfumature, però intanto già avere un’idea ben chiara di che ambito andiamo a toccare non è da poco.

R: Anche porsi il problema è importante

A: Sì esatto, prima era: o sei uomo o sei donna, poi biologicamente potresti anche essere ermafrodita, anche se oggi non si dice più. Però poi c’è l’identità di genere: ciò che ti senti. E poi c’è l’orientamento sessuale che è tutta un’altra roba, ciò da cui sei attratto, ciò che sei più portato ad amare.

R: Molto importante fare queste distinzioni, per poi poter affrontare i vari discorsi in maniera più cosciente, parliamo del primo spunto di riflessione: cosa pensi della parola “pornografia”? Pensi che ci sia una differenza sostanziale con il termine “erotico”?

A: Allora, delle parole non penso niente, perché le parole sono parole... Ciò che racchiudono è un discorso complesso. A me non dà fastidio la parola “pornografia” e nemmeno quello che racchiude, non sono assolutamente contro il pornografico, magari lo preferisco meno all’erotismo, perché lo trovo più ricercato. Ma poi, di cosa parliamo quando utilizziamo il termine “pornografico”? Di un video porno, una foto porno? Se parlassimo in questo caso di foto: per me la differenza tra una foto erotica ed una foto pornografica è che principalmente nella foto pornografica, l’atto sessuale è esplicito e tutto il resto viene a mancare focalizzandosi sull’atto. Mentre nell’erotico non per forza ci deve essere l’esplicazione dell’atto sessuale, ci sono delle foto che ho fatto, che sono foto di dettaglio di mani o di bocche e quelle sono foto erotiche. Nella mia testa funziona così.

R: Ci sta, io analizzerei anche un attimo l’origine della parola. “Pornografia” arriva dal greco antico: c’è una parte che è “πόρνη” (pòrne) che significa “prostituta” ed una parte che è “γραφή” (graphè) che significa “disegno, scritto, documento”, quindi letteralmente, si parla di “rappresentare le prostitute”, dunque sulla loro immagine. Mentre il termine “erotico” viene utilizzato con un’accezione artistica, quindi, di “genere erotico” o come qualcosa che debba comunicare delle emozioni, delle sensazioni e come dicevi tu prima, un certo tipo di sensualità...

A: A volte la linea è talmente sottile tra le due cose, che una foto pornografica può essere erotica e viceversa. Lì, secondo me, la differenza sta un po’ nella qualità dell’immagine, nel chi la fa, qual è la storia che c’è dietro e nelle intenzioni. Alla fine anche la foto di un piatto può essere pornografica, quindi magari mi viene da pensare che quello che viene etichettato come “pornografico” sia un’altra accezione, più che altro, di “volgare”, di consumo “basso”, “immediato”, mentre l’erotico è un po’ più ricercato, ed “etico”. Ma questo dipende sempre, anche, dall’occhio di chi guarda. Una mia foto può essere considerata pornografica, volgare o artistica, erotica.

R: Nel campo del design, la posizione del fruitore è molto discussa. Perché solitamente si discute sul “buon design” o “cattivo design”. Un “buon” design deve rispondere alle domande “corrette”, cercando una “buona forma” in cui l’aspetto funzionale dell’oggetto deve vedersi anche nella sua forma. Ma poi ci sono molte sfaccettature in cui si mette in discussione il giusto e lo sbagliato. Quindi, detto questo, qual è il tuo iter progettuale? Quando devi fare un servizio fotografico hai già delle idee prima o c’è una fase di briefing, o ancora ti fai trascinare dal momento?

A: Allora, tendenzialmente, no. Ho un mio modo di scattare che ho sviluppato nel corso degli ultimi 4 anni, che è questa ricerca dell’erotismo: cerco di raccontare la persona che ho davanti, iniziando a fotografarla già dal momento in cui ci si incontra. Si chiacchiera, si beve il caffè o il tè e poi si inizia piano piano a scattare. Cerco sempre di interagire con il soggetto e ricrearne un po’ l’essenza. C’è spesso una compartecipazione musicale che porta anche alla danza, questo permette di aprire un po’ il “vaso di Pandora”, entrando così in relazione con la persona. Se mi accorgo che c’è “altro” che quella persona non riesce a darmi subito io non forzo più di tanto ma cerco di riportarcela, piano piano. Cerco sempre di limitarmi non proponendo quasi mai pose o posizioni particolari, ma lasciando che siano loro ad agire e a mettersi come vogliono.

Poi ci sono anche situazioni in cui mi faccio, un po’ dei trip mentali, vedo delle cose e quindi inizio a montare delle luci, a provare, a fare esperimenti particolari. Però quello riguarda più la creazione di un’immagine fotografica piuttosto che una fotografia in sé. Se in alcuni casi vado alla ricerca di un’energia, di uno scatto che mi racconti quella persona, in altri cerco anche una perfezione formale e un posizionamento più studiato. Ma anche in questo caso se il soggetto si muove in un certo modo sono io ad adattarmi a lui.

R: Molto interessante, adesso cambiamo un attimo direzione, il tema di riferimento è pop-porno, la parte porno l’abbiamo già un po’ discussa, adesso, invece, parliamo della parte pop. Ti faccio una domanda un po’ provocatoria: “Che ne pensi della cultura pop, pensi che se ne possa ancora parlare nel 2021?” o forse sarebbe anche lecito dire “Se ne può NON parlare?”. Te lo chiedo perché ho un punto di vista un po’ ambivalente: da un lato credo che tutta l’arte potrebbe essere definita pop-olare, potenzialmente tutti quanti hanno accesso alla “produzione” di arte.

Dall’altro lato, però, il termine pop può anche essere riferito all’arte fatta da chi magari tende un po’ più all’improvvisazione o che comunque non utilizza nella fase di creazione quel quid in più che faccia riferimento al lato “intellettuale” di un’opera; ma al contrario qualcosa più proiettato al consumo. Che ne pensi?

A: Beh anche qui, bisogna un attimo porre i limiti… Se parliamo di cultura pop, facendo riferimento alla foto iconica di Marylin Monroe di Andy Warhol, e quindi di Pop Art e di quei tempi, parliamo di una corrente che ha un inizio, una fine ed una sua evoluzione.

Secondo me, in questi termini, il pop non è morto, ma si è trasformato. Per esempio, oggi, chi fa trap o indie è pop, per me lo sono perché sono proiettati soprattutto al consumo di massa del loro produzione.

Non penso di possa parlare “solo” di arte pop nel 2021, se parliamo di arte contemporanea non si può dire che sia solo pop. La maggior parte delle persone, possiamo dirlo, di arte non ne capisce proprio nulla ed è difficile anche spiegargliela. Prendiamo per esempio una delle ultime opere di Cattelan: Comedian che è la banana appiccicata con nastro adesivo, che cos’è? quella è un’opera di arte contemporanea definita come tale, ma non è assolutamente pop, anche se ha dei chiari riferimenti pop: la banana per esempio. Però non tutti la capiscono, anzi, quasi nessuno. Quindi quello sicuramente non è pop. Poi ci sono tante altre cose, più mainstream, che sono considerate pop.

R: Ora passiamo direttamente alla parte del tuo progetto di Censura D’Autore. Io ho conosciuto questa realtà perchè un mio amico fotografo mi ha inviato una foto di questo feed e mi ha detto: «Guarda che figata, vorrei fare queste cose anche io».

Il discorso si è chiuso un po’ là, ma a me era rimasto in testa il concept perchè mi piaceva molto l’idea, e se ce n’era la possibilità mi sarebbe piaciuto parteciparvi. Fino a due anni fa non sapevo neanche propriamente disegnare, poi, arrivata a frequentare la facoltà di Design, un po’ per questione di sopravvivenza ho dovuto imparare a farlo, anche se poi non mi sento neanche “arrivata” a saperlo fare bene.

Diciamo che nella nostra facoltà si comincia partendo dal lato un po’ più specialistico ed analitico del disegno tecnico, proseguendo con gli schizzi che riflettono l’evoluzione dei vari concept, poi da lì si può partire, per chi lo desidera, per crearsi il proprio stile e sperimentare. Dunque ho cercato un contatto con te ed oggi sono molto felice di far parte della grande scuderia di illustratori che compone questo grande progetto.

A questo punto, però, vorrei chiederti: Come è nato il progetto e qual era il tuo obiettivo iniziale, se ce n’era uno?

A: Tutto è stato creato perchè, come ben sai, pubblicavo le foto che facevo di nudo su Instagram, e su Instagram ci sono restrizioni. Instagram ti blocca, ti censura, ti elimina il profilo e ti chiude tutto. Realmente non ce l’avevo e non ce l’ho neanche più di tanto con Instagram o con Zuckerberg. Instagram però è uno dei social più utilizzati dove io personalmente trovo le persone da fotografare. Il mio primo profilo, in cui censuravo le foto con le “X”, come facevano tutti, sfocando le parti sensibili, era stato cancellato; in qualche modo volevo rientrarci e, dato che non sono un tipo che ama lamentarsi e che non vuole fare il “Don Chisciotte” della situazione che va contro i mulini a vento, mi sono messo a ragionare su come potevo cambiare le cose per “fottere” il sistema, quindi ho detto: “Bene, le foto vanno censurate.. ma perchè la censura dev’essere per forza un limite? Facciamola diventare un valore aggiunto che magari mi va anche a cambiare la percezione dell’immagine. Quindi una foto spinta, eroticizzata, sessualizzata, fatta con una censura un po’ più infantile, fanciullesca e naive che vada a cambiare un po’ il senso per creare una nuova immagine. Ho pensato fosse un mezzo ottimo anche per poter sopravvivere su Instagram, ho iniziato a contattare delle persone che conoscevo che disegnavano, ho proposto loro il progetto e dopo due mesi sono riuscito a partire. Poi da cosa è nata cosa, molte condivisioni, quindi sempre più persone mi hanno chiesto di poter partecipare e si è creata una sorta di community di artisti che tutt’ora mi contattano per censurare le foto. L’ho immaginato come un progetto che ha senso su un social come Instagram o Facebook, molti mi hanno consigliato di fare un sito dedicato, ci ho pensato, però in realtà funziona bene sui social perché c’è la censura.

R: Ti è mai capitato che qualcuno ti segnalasse i tuoi contenuti?

A: Beh, come dire, io volevo fottere il sistema ma in qualche modo poi è stato il sistema che qualche volta ha “fottuto” me. Nel senso che il primo profilo di Censura D’Autore è stato eliminato, adesso infatti il profilo si chiama @censuradautore2. Lì un po’ mi sono arrabbiato, anche perché avevo appena organizzato una mostra riguardo quello e non sono neanche riuscito a sponsorizzarla come desideravo.

Nonostante gli sforzi spesso alcune foto che pubblico sebbene censurate sono un po’ al limite, perché Instagram non vuole atti sessuali espliciti e neanche l’intenzione o l’atteggiamento sessuale nella foto. Mi è stata eliminata una volta una censura di questa ragazza che si stringeva il seno e si sputava addosso, l’artista aveva messo un cono di gelato in mezzo al seno, le macchie di gelato a coprire i capezzoli e quella foto lì è stata eliminata. Per questo dico agli artisti che va cambiato totalmente l’intenzione della foto. Non ci dev’essere nessun altro elemento che possa richiamare la sessualità. Dico sempre di trasformare azioni sessuali in altri tipi di azione, noi dobbiamo cambiare la percezione, appunto, di ciò che viene mostrato.

R: Ci sono molte illustrazioni molto interessanti sul profilo, alcune che io definisco anche geniali, per il modo in cui riescono a trovare nelle azioni mostrate nella foto un’altra chiave, spesso anche di carattere umoristico, quasi a alleviare la tensione del momento. Ci sono state evoluzioni inaspettate nello sviluppo del progetto?

A: Avrei voluto portarlo un po’ in giro fisicamente con le mostre, ma poi è arrivato il Covid-19 e quindi si è un po’ tutto rallentato.

R: Però rimane l’intenzione, no?

A: Sì, prima o poi ci farò qualcosa assolutamente, appena si potrà. Avevo fatto stampare, per una mostra in programmazione, le foto su un foglio di carta fotografica e poi la censura su un foglio trasparente in acetato. In modo tale che lo spettatore potesse arrivare e spostare fisicamente la censura. In teoria la censura è una cosa che non ci dovrebbe essere, mi piaceva lasciare allo spettatore il gesto di eliminarla. Perché poi dipende tutto da quello. Se su Instagram vogliamo eliminare la censura, dobbiamo cambiare proprio qualcosa nella mentalità e nella percezione dei fruitori.

R: E tu, in questo senso, pensi che questo tuo progetto possa essere un po’ il motore per andare in questa direzione di cambiamento anche della percezione delle foto di nudo?

A: Me lo auguro, ma sono troppo piccolo adesso per pensarla così in grande. È una rivoluzione mondiale. Non cambi il perbenismo delle persone.

R: Però rimane l’intenzione e la progettualità, quindi in questo siamo molto vicini.

A: Certo, però guardandola da un altro lato, io non sono un attivista, né voglio diventarlo. Mi esprimo attraverso le mie fotografie o le mie idee. Non le reputo nemmeno arte perché poi, come sai, il mondo dell’arte ha tutto i suoi codici. Quindi non so se adesso io possa definirmi un’artista e se mai lo diventerò, ma va bene così. Io provo a fare quello che credo sia giusto. Capisci bene che cambiare un intero sistema o il mondo è un po’ più difficile. Magari piano piano...

R: ...speriamo! Intanto, il tuo profilo è @censuradautore2 e lì ci sono le immagine censurate di cui abbiamo parlato, e qui su Magazzino ne mostriamo qualcuna. Ti ringrazio tanto per la partecipazione e per lo scambio di opinioni, a presto!

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