PARTITO DELL'AMORE

Manifesto sull'amore

a cura della Redazione

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Volantino elettorale di Moana, testo sul retro. .jpg

Poi, Gesù rivolto verso la peccatrice, disse a Simone: "Vedi tu questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato acqua per i piedi; questa invece ha bagnato i miei piedi con lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. (...)

Perciò io ti dico: i suoi numerosi peccati sono stati perdonati, perché essa ha amato molto; colui invece al quale poco è perdonato, poco ama".

(S. Luca - 7, 44 e 47)

Nel dialogo che segue, due attivisti del neonato Partito dell'Amore, Mauro e Marcella, quasi in una discussione privata, cercano di spiegare a se stessi il senso della loro scelta do militare a favore della Cultura Rosa. La scena è la sede del Partito sulla via cassia, appena fuori Roma, nei primi giorni del 1992: tutti sono andati via, i telefoni tacciono, i fax sono inseriti, fuori è buio. Avvisiamo il lettore che non sempre potrà attribuire all'uno o all'altra la paternità di una frase poiché i nomi di entrambi i dialoganti iniziano con la lettera M.

 

 

Marcella: se non ho capito male, il nostro Partito dell'Amore si fonda sulla necessità di creare una relazione politica tra due nuove esigenze collettive: un'esigenza, più nascosta, di minimi sistemi di tutela della sessualità e degli affetti (le proposte di riforma di legge Staller relative alla censura, all'oscenità, a varie forme di esercizio di un nuovo diritto inerente alla pratica sessuale, tutte comunque riconducibili ad un mutato senso della morale e del pudore) e un'esigenza, più evidente nel quadro delle attuali crisi dei regimi "ideologici", di massimi sistemi di riferimenti amorosi.

Mauro: esattamente. Infatti, il Partito dell'Amore, fino nella definizione statutaria, ritiene che sia giunto il momento di poter rappresentare presso le istituzioni politiche, italiane prima e internazionali poi, una diffusa volontà popolare di AUTORITÀ della BELLEZZA AMOROSA.

M. - E questo proprio in un momento di ritorno delle etnie e dei localismi?

M. - A maggior ragione, perché questi ritorni sono solo i postumi d'un grande progetto ideale mancato, ma pur sempre grande e ideale. L'originalità, la verginità di una idea

è quello che oggi manca e spinge alla divisione e all'odio fratricida, oggi in Jugoslavia domani forse ancora più vicino...

M. - Questo concetto di AUTORITÀ della BELLEZZA AMOROSA mi ricorda un'affermazione di Ronald Laing, padre dell'anti-psichiatria, nell'Io diviso, un testo di quasi trent'anni fa: "Freud riteneva che non vi potesse essere più alcuna possibilità di amore semplice e naturale fra gli esseri umani (..) La nostra civiltà non reprime soltanto gli istinti o la sessualità, ma anche ogni forma di trascendenza". Mi sembra che la repressione della trascendenza insieme a quella della sessualità sia il nucleo della nostra attuale riflessione. Sono esattamente questi i due sistemi, massimo e minimo, da mettere in relazione, di cui parlavi all'inizio del dialogo: il sistema immanente della sessualità e quello trascendente dell'Amore.

M. - Vedi Marcella, Laing parla di qualcosa che si è compiuto al culmine di una parabola storica che, con la secolarizzazione del Cristianesimo e la fine dell'espressione del diritto divino in Terra attraverso le Monarchie europee, vede finire anche e per sempre l'unità tra il Sacro e il Politico (il fondamento trascendente dell'azione politica, cioè Dio) e cominciare l'Infinita Civilizzazione Laica del capitalismo industriale.

M. - Cosa potrebbe quindi essere, oggi, questa autorità amorosa intorno alla quale il Partito dell'Amore pretende di riallacciare la perduta unità politica di fede e di azione?

M. - Dovremo cominciare col dire che riteniamo interamente esaurito il ruolo di civiltà svolto negli ultimi due secoli dalle due più grandi Autorità culturali antagoniste nel mondo moderno: l'Autorità Religiosa, in primo luogo quella della Chiesa Cattolica, e l'Autorità Rivoluzionaria, in primo luogo quella Comunista Internazionalista. Riteniamo che l'attuale disfacimento del sistema socialista- leninista non sia da attribuirsi solo al ritorno di confusi spiritualismi religiosi delle masse comuniste (prima fra tutte la rivoluzione bianca in Polonia), ma anche all'inarrestabile scristianizzazione de facto dei popoli occidentali, che ha come tolto all'ateismo di Stato la sua principale ragion d'essere. Voglio dire che, affinchè la Storia dei Regni si concludesse, ha dovuto prendere forma separata una fatale ma indispensabile fenomenologia antipolitica del Male, che ha creato una logica di simmetria tra la crudeltà divina della Monarchia Assoluta e la crudeltà terrena delle Rivoluzioni Moderne che tale Monarchia dovettero abbattere, ovvero una simmetria tra gli stermini spagnoli in America Latina o dell'Inquisizione in Europa e i bagni di sangue Repubblicani, da Napoleone a Stalin. Il potere rivoluzionario ha combattuto il delitto con il delitto, ha sostituito il timore di Dio con il Terrore dello Stato. Per destituire l'ormai crudelissima autorità divina, ha dovuto commettere il crimine metafisico del parricidio, come un novello Edipo, rendendo illegittima e maledetta l'autorità in tal modo acquisita. Jean Baudrillard parla ancora di questa perversa simmetria quando vede la Macchina di Morte del Terrorismo rispecchiarsi in quella dello Stato, negli anni di piombo.

M. - In sostanza, hai voluto dire che la nostra civiltà ha perduto il senso della costruzione amorosa del linguaggio e della realtà, il fondamento stesso dell'agire umano, la sacra cura che aveva fatto così belli i suoi monumenti perché, insomma, dalla Bastiglia fino alle statue di Lenin, l'unico modo di costruire monumenti è stato quello di distruggerli. E cosa potrebbe fare o dire, allora, un Partito che prende il nome da un'entità ormai del tutto indicibile e inattivabile, l'Amore, appunto, a cui di universale sembrerebbe essere rimasta solo l'assoluta mancanza?

M. - Intanto prendiamoci il merito politico di aver enunciato con chiarezza la pur vasta e vuota scena tematica nella quale vuole mettere radici il Partito dell'Amore ed evidenziarne che tale scena si ritrova perfettamente miniaturizzata in Italia nel conflitto perpetuo tra formazioni bianche e rosse. E' forse nell'abolizione per fusione di tale bipolarismo "ideologico" che poniamo le premesse anti- ideologiche della nostra Cultura Rosa, della nuova Autorità Amorosa di cui abbiamo già detto.

M. - Pur non perdendo di vista la stella tematica del nostro rapporto con le Grandi Ideologie in crisi, perché non proviamo a fornire alcuni esempi del nostro modo di risolvere "amorosamente" dei nodi fino ad oggi strettamente "politici"?

M. - Cominciamo allora dal simbolo politico del Partito dell'Amore, che è stato subito concepito come un ex voto, come un'icona sacra e gioiosa. Un simbolo, un segno è già un programma: nel nostro c'è un cuore rosa trasparente, come una finestra o uno specchio, in cui si affaccia un volto femminile illuminato da una piccola croce che pende dal diadema sulla fronte. Contro la furia iconoclasta dei simboli dei partiti, la dolcezza plastica d'un cuore e di un vero, umanissimo volto di donna: Ilona Staller, alla cui esperienza umana, artistica e politica noi vogliamo oggi restituire il senso pieno e premonitore, al di là delle miopi analisi di costume locale, della relega nel pettegolezzo nazionale, dell'austera ironia laica che ha associato la sua elezione ad un pacificatorio "voto di protesta". Rispediamo al mittente qualsiasi calunnia intellettuale, imponendo sulla fronte di Ilona il segno impegnativo, ma portato con leggerezza, d'una piccola croce sacrificale: Ilona Staller fu ed è per noi la prima, trionfante, deliziosa incarnazione di quella autorità amorosa che già si andava affermando tra elettori di differenti ideologie, sessi e generazioni, negli anni ottanta. Persone che già nel vuoto delle grandi narrazioni ideologiche di massa, premiavano, con la Staller, la Maestra d'Amore delle piccole-grandi rivoluzioni del loro privato; allora, nel segreto dell'urna, oggi, nella scelta coraggiosa di pubbliche liste di candidati sostenute, come crediamo e speriamo, da più numerose pubbliche liste di cittadini decisi a far parlare il linguaggio dell'inconscio collettivo in una forma strutturata e organizzata, come solo quella di un Partito, ma dell'Amore, per la prima volta presente in un Parlamento democratico, potrebbe essere.

M. - Vorrei riportare quanto hai detto al tema del nostro discorso sulla trascendenza amorosa: è chiaro che per noi in Ilona Staller c'era e c'è qualcosa di più : dall'uno al molteplice, dal basso verso l'alto, c'è il lei il simbolo di un istante di ritrovata unità tra sessualità e trascendenza, tra natura umana e divina, tra malessere e purissima redenzione: c'è, insomma, verginità; c'è la memoria d'un tempo della pienezza e dell'accoglienza tra la gente, che ricorda l'esperienza dei santi martiri, ispirati dal Cristo e da Maria Maddalena, primo caso di politica intesa come exemplum di liberazione individuale dalla colpa, attraverso l'esposizione di se stessi al pubblico giudizio, con la certezza della propria innocenza perfino nella colpa. Non c'è niente di male, quindi, nell'accostamento di Ilona Staller all'Immagine di Cristo-Dioniso: sono ambedue "fenomeni da baraccone", nei quali sottile è il margine che distingue il martire dal clown, dalla marionetta (in francese, appunto, la mannequin, il manichino), che distingue il Teatro del Mondo dalla pista di un Circo. O di un Colosseo, se per i benpensanti i suddetti paragoni non sono stati chiari. Pensa al cinema di Fellini o, in particolare, alla crocifissione tragicomica de “La Ricotta” di Pasolini.

M. - Nessuno più di noi è lontano, dunque, da posizioni anticlericali, trasgressive o addirittura blasfeme.

M. - Se così non fosse, saremmo ancora in una cultura del negativo, dell'ironia,

un'anticultura buona per legittimare e dar forza a ciò che dice di combattere. Una

sorta di satanismo o faustismo da operetta. Non è questo che le persone si aspettano da noi. La Cultura Rosa deve costruire un sistema di riferimenti morali e filosofici

diversi da quelli su cui si sono fondate le culture "ideologiche" dominanti in Italia, tanto la cultura rossa che quella bianca.

M. - Questa nostra Cultura Rosa, umanistica e cristiana, creerà di certo molte perplessità, non credi?

M. - Che ci vuoi fare, mia cara, il mondo è pieno di professori, di cinici e di pigri. D'altronde, noi ci siamo fatti sul campo: più che architetti, siamo operai che hanno imparato il latino ai corsi serali. Più che preti, religiosi o laici, siamo cavalieri che riflettono sul mistero della croce e del proprio destino, fissando la propria spada che riposa nel fodero tra una battaglia e l'altra. E adesso, proviamo a farla diventare un aratro, questa nostra spada, e tracciamo in terra una bella Ellisse: immaginiamo di piantarci dentro l'albero edenico del Bene e del Male, l'Albero della Conoscenza Rosa. Chi potrebbero essere, come suoi frutti o fiori, i Maestri d'Amore dell'Albero della Cultura Rosa?

M. - Fermo restando il modello dell'Autorità Amorosa per eccellenza nel mistero della compresenza di natura umana e divina del Cristo, che con il suo sacrificio cancella il Peccato Originale (anche se negli ultimi due millenni l'hanno capito in molti ma praticato in pochi), io partirei dall'inizio della Modernità, con il padre del Pensiero Amoroso, il poeta Dante Alighieri, che ebbe fede nell'"Amor che move il sole e l'altre stelle", che vide trasfigurata nel volto di una donna la mistica Città Celeste dell'Amore e per primo credette che cose divine debbano essere dette in lingua volgare (in tal senso, noi siamo i primi a credere che la Cultura Rosa sia una cultura volgare...). Il seme della Cultura Rosa continua a crescere sempre a Firenze, tra i neoplatonici dell'Umanesimo: valga per tutti il De Amore di Marsilio Ficino. Ostacolato da roghi controriformistici, questo seme si ritrae e, in qualche secolo, sottopassa le patrie Alpi, per andare a germogliare in più tranquille terre latine. Cresce la pianticella dell'Enciclopedia e del grande moralismo libertino dei Lumi francesi: Voltaire, Diderot e D.A.F. Sade. Crescono anche nella dura terra di Germania alcune piantine rosa: il genio dell'Eterno Femminino di Wolfgang Goethe, la filosofia della Seduzione di Soren Kierkegaard e quella del

 

Grande Sì alla Vita e dell'unità Cristo-Dioniso di Friedrich Nietzsche. Ma è nel nostro secolo che sbocciano i primi fiori rosa: il simbolismo mistico di Rene Guénon (un Rosacroce...) e, su rami più alti, la filosofia dell'Erotismo di Georges Bataille, teologo della Divina Prostituta e della SuperDonna. Su un ramo solitario, spunta Robert Musil, cercatore indefesso dell'unione mistica tra fratello e sorella. Ultimi germogli di quest'ormai secolare Albero Rosa, il teorico del Simulacro, Jean Baudrillard e l'esempio insuperato di unità tra amore, politica e sessualità, di unità tra religiosità cristiana e civismo rivoluzionario, il Pier Paolo Pasolini che conclude proprio sull'erotismo politico di D.A.F. Sade ogni suo e nostro possibile cammino umano e culturale. Sul fusto di quest'Albero Rosa è inciso un cuore con sopra scritto: "l'Amore è la strada". Da lì, come in un sogno, abbiamo copiato il simbolo del nostro Partito dell'Amore.

M. - Questo è quello che volevamo dire con Massimo Sistema Amoroso: brava Marcella, ora sei una vera filosofa dell'Amore! Ma permettimi di riprendere il discorso da dove tu l'hai lasciato fino alla nostra attualità. Io credo che nel silenzioso lutto del funerale di Pasolini, siano cadute, insieme alle lacrime di coccodrillo del pigro movimentismo italiano, anche le parole del volantino elettorale rosa di Ilona Staller, del 1987: "conoscendo intimamente la nostra violenza possiamo arrivare all'Amore". Pasolini e i Maestri Universali della Cultura Rosa sarebbero d'accordo con questa affermazione, dai loro Paradisi Rosa: ma che ne penserà la cultura bianco-rosso-verde di oggi, così presa com'è a difendere la tiepida acqua patria di Garibaldi, Mazzini e Cavour? E che penseranno di questo nostro Universalismo i litigiosi vernacoli politici palermitani, avellinesi, viterbesi, bresciani, lombardi, alto-atesini e via dividendo? Io credo che, a giudicare dal punto in cui sono, sappiano meno di ogni altro da dove sono "partiti" e chi erano e che cosa sono adesso. E allora, cosa offende di più il simbolo della croce: il nostro piccolo crocifisso nello scrigno di un volto gioioso e anche bello o certe croci, come quella nell'estrema versione di un piccone della massima Autorità repubblicana, ma della Demolizione, della Divisione, del Litigio e dell'Odio divenuti norma dell'attuale linguaggio politico dei Partiti italiani?

Non è forse cambiando o purificando le parole che si cambia la realtà dei fatti?

M. - Certamente è questo il punto centrale della Cultura Rosa. Il Partito dell'Amore innanzitutto tende a ribaltare proprio quelle regole interne ed esterne su cui si fonda, in generale, la forma-partito così come la conosciamo: il Partito dell'Amore non sarà cioè una nuova pedina nel gioco delle alleanze tra i Partiti, con l'obiettivo del raggiungimento e della conservazione del potere. Perché in tal caso dovrebbe cambiare nome per diventare il "Partito dell'Amore Sublimato", cioè un partito ideologico come tutti gli altri! Il Partito dell'Amore aprirà infatti le sue liste di Candidati a militanti di tutte le formazioni politiche piccole e grandi, non per qualunquismo, bensì in ragione di quella netta propensione anti-ideologica contenuta nella Cultura Rosa, nei modi che fin qui abbiamo cercato di delineare. A corollario di quanto detto nasce, per esempio, la nostra convinzione della necessità che termini in Italia quell'emergenza che ha alimentato artatamente odii e steccati politici che hanno contrapposto movimenti giovanili definiti di destra e di sinistra, a tutto vantaggio di uno pseudo-centrismo, che poi gli avrebbe prevedibilmente addossato la colpe di ogni disordine e la responsabilità di ogni normalizzazione coatta. A nostro avviso, le Grandi Visioni del Mondo delle Ideologie e il teppismo giovanile dei loro grandi stadi calcistici, sono due facce di una stessa perversa coalizione pubblica, dalla quale prendiamo ogni possibile e "amorosa" distanza.

M. - Direi, se ho bene inteso, che noi potremmo definirci, quindi, una forza di autentico centro, che vuole restituire al concetto di centralità politica il suo pieno senso simbolico di mediazione, di tolleranza e di equilibrio degli opposti.

M. - Infatti se avremo seggi, saranno al centro del Parlamento. E che la logica delle Ideologie, circolare per definizione, modifichi pure le sue geometrie tradizionali: noi non saremo tolemaici nei tempi di Copernico: che il Sistema si trasformi pure in un'Ellisse: in un centro, tutti i Partiti e tutte

 

le simulazioni "ideologiche", nell'altro centro, quello autentico, il Partito dell'Amore e i suoi sostenitori. E che si possa, finalmente e liberamente, andare da un centro all'altro, da un polo all'altro, da un maschile ad un femminile: un vero Sistema Amoroso, un Sistema Androgino come una bellissima rosa (il fiore né maschio né femmina). Fuori di metafora, la Cultura Rosa ci dovrà condurre dalla Spirale della Violenza all'Ellissi dell'Amore.

Se il Partito dell'Amore non potesse esistere oggi, domani qualcun altro dovrà inventarselo. M.- E per riassumere e concludere?

M.- Possiamo dire che l'uomo che ha ucciso Dio è morto!

M.- Ovvero, il Rivoluzionario è morto.

M.- Caino stesso è morto.

M.- E chi l'ha ucciso? Forse Abele?

M.- Sì, ma indirettamente.

M.- Spiegati meglio.

M.- Caino l'ha ucciso la noia, la noia di continuare ad uccidere dei simulacri di Abele, dei lupi travestiti da agnelli (cfr. i cristiani secolarizzati).

M. - E ora?

M.- Sparito Caino, dovrebbero sparire anche i fantasmi di Abele.

M.- Dovrebbero?

M.- Noi proviamoci! Leviamo dai muri Marx, Lenin, Mao e vediamo se spariscono anche le ombre dei Re.

M.- E al posto di tutte queste Immagini Perdute, il Partito dell'Amore che cosa ci metterà? M.- Io proverei con la Gioconda di Leonardo.

M.- Che strana idea!

M.- Ai giapponesi andrebbe benissimo e loro di affetto ne hanno veramente bisogno... M.- E poi?

M.- Poi ci metterei tutte le altre donne che hanno sorriso al Mondo, fino a Moana Pozzi, le maddalene dei nostri giorni.

Poi Barbarella, Bambola, Èva e tutte le donne italiane belle, buone e generose, discendenti di quelle che hanno reso sacra e universale la pittura e quindi la civiltà italiana. Ci metterei anche te...

M.- Grazie, sei molto gentile. Ti voglio bene.

 

M.- Anch'io.

M.- Ma insomma, chi sarà il nuovo Soggetto Politico del Partito dell'Amore, della Cultura Rosa?

M.- Sarà l'Innamorato, maschile, femminile o androgino che sia.

M.- Questo vuoi dire che non sarà più un uomo senza?

M.- Proprio così: sarà una persona buona con le sue dolci colpe.

M.- Ti dispiace se provo a concludere?

M.- No, affatto.

M.: .. "INNAMORATI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!"

M.- Brava, questa è proprio una bella Ellisse Rosa! Ne parleremo ancora: adesso però è ora di rientrare a Roma.

 

 

Marcella Zingarini e Mauro Biuzzi Roma, gennaio 1992

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